TUMORE ALLA PROSTATA

Che cos’è la prostata?
La prostata è una ghiandola presente solamente negli uomini, situata di fronte al retto, che svolge un ruolo importante nelle funzioni riproduttive (produce e secerne liquido seminale). In condizioni normali ha delle dimensioni ridotte, ma l’invecchiamento e alcune patologie possono provocarne l’ingrossamento determinando problemi urinari anche severi.

Che cos’è il tumore alla prostata?
La crescita incontrollata delle cellule presenti all’interno della prostata, determina la formazione di tessuto tumorale. Quasi tutti i tumori prostatici si originano dalle cellule della ghiandola, quindi vengono definiti adenocarcinomi. In casi rari si possono formare anche sarcomi e carcinomi.

Il tumore alla prostata si classifica in base a 3 parametri:

  • grado, ovvero l’aggressività della neoplasia. Attraverso una biopsia (prelievo di una parte di tessuto tumorale) viene assegnato al tumore il grado di Gleason (un numero tra 1 e 5) in base alla similitudine tra le cellule normali e quelle tumorali: più le cellule sono simili, più il grado di Gleason sarà basso.
  • stadio, che viene misurato con il sistema TNM (T= estensione del tumore, N= stato dei linfonodi, M= presenza di metastasi).
  • livelli di PSA nel sangue, ovvero dell’antigene prostatico specifico, un enzima prodotto dal pancreas. Il PSA viene considerato da molti anni un “marcatore tumorale” del carcinoma della prostata, ma in realtà i suoi valori sono influenzati da molteplici fattori che possono anche non avere nulla a che fare con la presenza di una neoplasia (infezioni locali, infiammazione, traumi, alimentazione scorretta, formazioni benigne, ecc.). Per questo motivo si tende a prendere in considerazioni l’andamento del PSA nel tempo, piuttosto che i risultati di un singolo test.

Insieme questi 3 parametri consentono di classificare la neoplasia secondo diverse classi di rischio: basso (diffusione limitata e probabilmente nessuna metastasi), intermedio e alto. In Italia il cancro alla prostata colpisce 1 uomo su 8 (nel 2017 sono stati diagnosticati 34.800 nuovi casi) e rappresenta il 20% di tutti i tumori maschili. Negli ultimi anni i casi registrati sono notevolmente aumentati. Questo dipende dall’aumento dell’età media e dalla diffusione del test PSA. Fortunatamente la mortalità per questo tipo di neoplasia si sta riducendo costantemente: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è del 91%, una tra le più alte per le patologie oncologiche. La ragione è da ricercare nel ruolo fondamentale della prevenzione e quindi della diagnosi precoce grazie allo screening spontaneo con il test del PSA e con la visita urologica.

Fattori di rischio per il tumore alla prostata

  • età: le probabilità di ammalarsi di tumore alla prostata sono molto scarse sotto i 40 anni, mentre aumentano notevolmente dopo i 50 anni
  • familiarità: chi ha un parente consanguineo che ha avuto un tumore alla prostata, ha il doppio di possibilità di insorgenza della patologia, rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia. Anche la presenza di alcune mutazioni a livello genetico possono aumentare il rischio
  • stili di vita sbagliati: sedentarietà, alimentazione sbagliata, obesità sono tutti fattori che aumentano il rischio di insorgenza

Terapie per il trattamento del tumore alla prostata
Le opzioni terapeutiche per il trattamento del cancro alla prostata sono molteplici e vanno scelte e personalizzate in base all’età del paziente, al suo stato di salute generale, all’estensione della neoplasia e alla sua eventuale diffusione extra-prostatica.

  • chirurgia: se il tumore è localizzato solo nella prostata, la prostatectomia (rimozione chirurgica della prostata) è considerata la terapia curativa standard anche per le sue grandi percentuali di guarigione. Tuttavia l’impatto delle complicanze post-intervento sulla qualità di vita del paziente, richiedono un’accurata analisi della situazione prima di sceglierla come soluzione terapeutica. Inoltre per le neoplasie avanzate, la sola chirurgia non è sufficiente, vanno associati trattamenti radioterapici o ormonoterapici.
  • radioterapia: svolge un ruolo fondamentale nel trattamento del carcinoma prostatico in tutti gli stadi, da quelli iniziali a quelli localmente avanzati. Può essere erogata come terapia esclusiva, dopo la chirurgia o per il trattamento delle recidive. Presso il Centro UPMC Hillman Cancer Center Villa Maria vengono eseguiti trattamenti di radioterapia e radiochirurgia stereotassica.
  • ormonoterapia: quando il tumore è in stadio metastatico, la terapia di prima scelta è quella ormonale, con lo scopo di ridurre i livelli di testosterone, che stimola la crescita delle cellule tumorali prostatiche. Questi tipi di trattamento provocano purtroppo numerosi effetti collaterali (calo del desiderio, impotenza, osteoporosi, stanchezza, ecc.).
  • chemioterapia: nei casi in cui l’ormonoterapia non sia efficace, si utilizza la chemioterapia per cercare di diminuire le dimensioni del tumore, alleviare i sintomi e i dolori e mantenere una discreta qualità di vita.
  • attesa vigile: nei casi in cui la forma tumorale non è aggressiva, rimane localizzata e il paziente ha un’età avanzata e/o altre patologie gravi, si può decidere di non intervenire, posticipando il trattamento alla comparsa dei sintomi e mantenendo sotto controllo lo sviluppo della neoplasia.

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